
Aurélien in velocità sul GR20
166 chilometri e 12000 metri di dislivello: questi sono i numeri del GR20, il trekking che attraversa da nord a sud la Corsica seguendo la spina dorsale montuosa dell’entroterra. È considerato uno dei cammini a lunga percorrenza più famosi e difficili d’Europa, che collega Calenzana e Conca con sentieri dissestati, tratti di creste, rocce e ghiaioni.
Al nostro atleta Aurélien Dunand-Pallaz sono bastate 27 ore e 29 minuti per coprire l’intero percorso e fissare il nuovo FKT (fastest known time). Aurélien si è dovuto confrontare a distanza ravvicinata con François D'Haene, che solamente un paio di mesi fa aveva fermato il cronometro a 29 ore e 46 minuti. Ci siamo fatti raccontare da Aurélien i retroscena di questa sfida: sei anni di preparazione condensati in poco più di una giornata, fatta di fatica, timori, momenti duri e qualche risata. Ai suoi piedi, per 166 chilometri, le Spin Ultra 2.
Aurélien, complimenti per questa impresa! Cosa ti ha ispirato ad affrontare il leggendario GR20 in velocità?
“Erano sei anni che mi stavo preparando per provare a battere il record del GR20. Ho un legame particolare con la Corsica fin da quando ero giovanissimo e, non appena ho iniziato a correre per le montagne, ho adocchiato questo percorso e ho iniziato a sognare. Quando sono venuto qui per la prima volta, nel 2020, me ne sono innamorato all'istante e ho capito che un giorno avrei tentato il record. Per prepararmi al meglio, quest'anno il GR20 è stato il focus di ogni mia attività: a luglio ho partecipato alla Restonica per riprendere confidenza con i sentieri corsi, poi a fine agosto sono tornato sul GR20 per fare un ricognizione di quasi tutto il percorso in tre giorni.”
Quali aspetti o sezioni ti preoccupavano di più prima di partire da Calenzana?
“La prima parte, diciamo la parte Nord (fino a Vizzavona), è molto tecnica e impegnativa muscolarmente. Il tratto che mi preoccupava maggiormente era quello successivo (all'incirca a metà percorso), perché è il tratto più scorrevole dell'itinerario. Sapevo che sarei arrivato là con già 14 ore di corsa sulle gambe e che sarebbe stato molto difficile riprendere un ritmo sostenuto.”

Il GR20 è celebre per il suo terreno tecnico e per gli infiniti ghiaioni. Quale sezione ti è piaciuto di più correre e quale si è rivelata in assoluto la più dura?
“La parte più bella è stata sicuramente le prime sette ore: in questo trattoi il terreno è di gran lunga il più tecnico e, dato che mi sentivo molto fresco e agile, sono riuscito a godermelo e a muovermi velocemente. Le parti più difficili sono state le ultime due discese lunghe e ripide (Monte Incudine e le Aiguilles de Bavella), quando le mie gambe iniziavano a mollare.”
166 chilometri sono lunghi, lunghissimi!
“Sì, ho provato a godermi sempre appieno il momento presente. E ogni tanto mi sono concesso dei momenti di svago chiacchierando con i miei pacer. Per far passare il tempo, annoiati durante la prima parte della notte, abbiamo fatto anche qualche telefonata agli amici.”
Il GR20 è uno dei cammini più famosi d'Europa. Hai incontrato tante persone?
“Essendo settembre non abbiamo incontrato molti escursionisti. Siamo stati però incitati tantissimo ogni volta che attraversavamo le strade principali. Il GR20 è conosciuto come uno dei sentieri più duri d'Europa: la sua fama continua a crescere e penso che anche i tentativi di record da parte di noi atleti, nel bene e nel male, giochino un ruolo fondamentale in questo. Per me è stata una grandissima soddisfazione, un tassello indimenticabile del mio percorso da atleta!”








