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SCARPA Athlete Marcos Villamuera at Lavaredo Ultra Trail 2026

Intervista doppia a Marcos Villamuera e Peter Fraňo dopo la Lavaredo Ultra Trail


Nel mondo del trail running, tagliare il traguardo in quarta posizione è un'esperienza sospesa tra l'orgoglio di una prestazione d'élite e l’amaro in bocca per un podio sfiorato di un soffio. Abbiamo messo a confronto le voci e le reazioni a caldo di due atleti della famiglia ScarpaⓇ che qualche settimana fa hanno vissuto la stessa dinamica a Cortina d’Ampezzo, pur su distanze differenti: il giovane spagnolo Marcos Villamuera, quarto nella 50 km, e Peter Fraňo, trentenne slovacco quarto nella 120 km. Gli abbiamo chiesto come è andata la gara, ma è stata anche l’occasione per parlare con loro di gestione dello sforzo e dell’evoluzione tecnica di questo sport.


Negli ultimi anni il livello del trail running è aumentato parecchio. Il tuo tempo di quest'anno sarebbe stato un podio, probabilmente una vittoria o addirittura un record della gara qualche anno fa. Come è possibile? Dove sta andando il mondo del trail running?


Marcos: Sicuramente. Il mio tempo penso sarebbe stato l’anno scorso da podio, e anche 2 anni fa. L'allenamento è migliorato, ma non così tanto da vedere queste differenze. Quello che invece è cambiato sono i piani nutrizionali, l’attenzione ai dettagli, il materiale, l'allenamento in quota... Tutto conta, e non è più solo una questione di allenamento, ma di riuscire a controllare tutto.


Peter: E’ così, ci sono sempre più atleti professionisti, che corrono sempre più forte. Lo sviluppo di scarpe e abbigliamento sta crescendo anche quello, quindi tutto ci aiuta a correre più veloci. Sono sicuro che questo sport non ha ancora raggiunto il massimo, quindi i tempi saranno sempre più veloci, anche in futuro.


Il 4° posto è forse la posizione più dolceamara: sei felice del risultato o non così tanto? Qual è stato il tuo primo pensiero dopo aver tagliato il traguardo?


Marcos: appena arrivato ho pensato di aver perso il podio nell’ultima discesa, a causa di una distorsione alla caviglia. Quindi non ero molto felice, anzi direi che ero un po’ frustrato. Ora invece, che è passato qualche giorno, sono molto felice di come è andata: sono riuscito a gestire la gara per quasi 40 km in terza posizione, e mi sentivo piuttosto bene. Era la mia prima gara da 50 km ed il livello del podio è stato davvero alto. Nonostante facesse molto caldo, penso di aver fatto un buon tempo, simile a quelli in passato di Antonio Martinez o Luca del Pero.


Peter: Non posso dire di essere dispiaciuto, il 4° posto è un buon risultato in una gara così prestigiosa come la Lavaredo. Il 99% dei corridori sarebbe felice di questo risultato, ma io sono un perfezionista e voglio sempre essere soddisfatto al 100%, questa volta lo sono stato forse al 70%. Quando ho tagliato il traguardo ero solamente felice che fosse finita: negli ultimi minuti di gara mi stavo rendendo conto di che viaggio fosse stato e di quanto a fondo avessi scavato dentro me stesso per arrivare a tagliare il traguardo a Cortina.

 

SCARPA athletes Marcos Villamuera and Peter Fraňo during the Lavaredo Ultra Trail 2026.

 


Se potessi viaggiare indietro nel tempo e cambiare una singola scelta o la gestione di un solo chilometro della tua gara, a dove torneresti? Hai dei rimpianti su come hai gestito le energie o sulla strategia nutrizionale?


Marcos: Di sicuro fino al km 40 non ho nessun rimpianto, penso di aver gestito bene la nutrizione e l'acqua, anche la frequenza cardiaca e le mie sensazioni erano quasi perfette. Il problema è stato che, mentre cercavo di prendere un gel al km 40, mi sono distorto la caviglia, cadendo a terra e perdendo il gel. Purtroppo quindi negli ultimi 35 minuti di discesa finale ero piuttosto cotto. Di sicuro quel gel avrebbe reso le cose più semplici, ma con la caviglia indolenzita penso che comunque non sarei stato in grado di raggiungere e superare Lorenzo Rota Martir e salire sul podio.


Peter: Ho commesso alcuni errori durante la gara e se potessi tornare indietro, uno non lo rifarei: non mi sono fermato al punto di ristoro al km 77 per ricaricare l'acqua. Ho saltato questo ristoro perché pensavo che il successivo fosse vicino, ma non lo era. Da quel momento ho passato dei chilometri parecchio duri e ho perso molto tempo.


Ti sei reso conto a un certo punto che eri proprio lì, a giocartela per un posto tra i primi 3? Come è cambiata la pressione mentale?


Marcos: Mentalmente non è stato un problema. La mia strategia era di mantenere un ritmo adeguato durante l'ultima discesa, non a tutto gas, e poi cercare di fare la differenza nella sezione pianeggiante o più corribile. Sapevo che davanti a me Lorenzo aveva i crampi, quindi forse spingendo lo avrei potuto raggiungere. Tuttavia dopo la caduta e la caviglia dolente ho cambiato idea: ho cercato solamente di tenere un ritmo di sopravvivenza fino alla linea del traguardo.


C'è stato un momento specifico durante la gara in cui hai affrontato una crisi? Come te ne sei tirato fuori?


Peter: La crisi più grande è stata tra il km 84 e il 90. Sei chilometri infiniti nei quali avevo sete, nessuna energia.  Il mio unico pensiero era cercare di continuare, andare avanti e risolvere i problemi senza perdere troppo tempo.

 

SCARPA athlete Marcos Villamuera during the Lavaredo Ultra Trail 2026.


Qual è stata la sezione più tecnica della gara e come l'hai gestita? Quali scarpe hai scelto?


Marcos: Penso che la sezione più tecnica non fosse concentrata in un singolo punto. C'erano parecchi tratti, lunghi circa 50 metri, nei quali bisognava essere bravi tecnicamente per non perdere tempo. In generale mi sono sentito davvero bene in queste sezioni, forse anche grazie ad un nuovo prototipo di scarpa che ho usato, che verrà lanciato sul mercato a breve. Dopo la gara le gambe non mi facevano troppo male, segnale che anche l’ammortizzazione della scarpa era davvero ottima. Anche se non sarebbe proprio una scarpa per terreni tecnici, sento che ho gestito quelle sezioni molto bene. Mentre invece, correndo sui tratti più veloci, la sensazione è stata davvero incredibile.


Peter: C'erano alcune parti tecniche ma in generale il percorso è molto veloce e corribile. Probabilmente la parte più tecnica è intorno al Passo Giau. Ho usato delle scarpe prototipo che sono molto veloci e mi hanno aiutato a correre ad un ritmo davvero buono sulle sezioni corribili. Sono molto contento di questa scelta, mi sono trovato bene.


Un 4° posto spesso ti lascia molta più fame rispetto a una vittoria. Sei d'accordo con questa affermazione?


Marcos: Di sicuro, ora ho più fame di prima! mi sento ancora molto giovane e con una lunga strada davanti, passo dopo passo. In questo momento riesco ad essere nei primi 5 in alcune gare con un buon livello, come alla Lavaredo o al Calamorro. Proverò a mantenere questi risultati il più possibile, e un po’ alla volta cercherò di migliorarmi. Penso che, per quanto mi riguarda, migliorare non sia una questione di allenarsi di più o meglio, bensì di acquisire esperienza nel corso degli anni.


Peter: Di sicuro, il 4° posto ti rende ancora più affamato perché senti che il successo era davvero vicino. La mia prossima grande gara sarà la CCC a fine agosto, il mio più grande obiettivo della stagione. Non vedo l’ora.


Se dovessi descrivere la tua gara in una sola parola, quale sarebbe?

 

Marcos Villamuera: Flow.

Peter Fraňo: Experience.

 

View of the Dolomites during the Lavaredo Ultra Trail